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Una stagione in (poche?) righe PDF Stampa E-mail

Forse per la prima volta da quando Ruggero Gatti mi ha lasciato (l'ingrato) compito di mandare avanti la "storia-web" della più piccola e giovane società di canottaggio a sedile

fisso di genova, ho difficoltà a trovare le parole per raccontare in poche righe (sono un logorroico) e poco tempo (ho la pausa pranzo) un evento ed una stagione così lunga, così intensa, così densa, così faticosa, così soddisfacente, così strana, così viva, così...BELLA.

E così, senza quelle "scusanti" su cui abbiamo scherzato più di 300 volte sul nostro sito (http://www.canottierivoltri.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3&Itemid=19) da quando abbiamo per scherzo imbracciato i remi fino a renderli parte integrante della nostra vita, ci troviamo a commentare una stagione ed un weekend che doveva dare un "titolo" a questi 11 mesi e mezzo (tutto iniziò lunedì 8 ottobre 2012) ed un senso ad una stagione in cui, sono certo, abbiamo raccolto molto meno di quello che meritavamo: vuoi per merito degli avversari, vuoi per sorte, siamo arrivati a Porto Azzurro sapendo che un equipaggio dopo una sola stagione che davvero ha cominciato a remare seriamente doveva puntare a conquistare una finale e fare una buona finale.
E finale abbiamo guadagnato dopo un recupero da urlo in cui il mister, quasi commosso, ci racconta di aver sentito da spettatori presenti alla gara grandi complimenti sulla tecnica di voga, l'efficacia della palata, i giri di boa, il vuoto fatto...quelle "minchiate" che su una barca di 196.5 Kg (+1,5Kg di timone) fanno la differenza.
E così, per la prima volta nella sua quasi trentennale storia, il gozzo di Voltri approda alle finali dei CIA.
Personalmente credo che dopo questo tutti noi fossimo molto più sereni per vivere una finale da protagonisti, quello che il nostro mister ci aveva chiesto.
E così è stato. Perchè dopo 1125 metri di gara e con 375 metri da percorrere, con un leggero svantaggio sul terzo posto, gli "mangi" quelle 2 barche luce che avevano in solo centro metri di percorso, sfiorando quel cazzo di podio degli assoluti per quei cazzo di duesecondiediecicentesimi (2 sec.10 ). Quanti sono? Tanto? Bè guardate questa foto...


E così la prima ora passa col sorriso perchè hai vissuto la gara alla grande e hai sfiorato quel sogno che ti eri posto sin da ottobre, perchè per il momento i primi due sono inarrivabili. Per ora. Dopodichè leggi i numeri, a cui ognuno di noi, in un modo o nell'altro, è legato in tutto quello che si fa nella vita. E capisci che davvero per qualche metro non avresti coronato quello per cui hai sudato.
In 6 mesi di uscite in gozzo (22 marzo - 22 settembre), ho contato 521.5 km di uscite in mare pari a circa 87 allenamenti e 8 gare (tranne 4 uscite di lariana tutte di gozzo). Nei 6 mesi precedenti invece c'erano state 3 sedute di palestra alla settimana ed almeno altrettanti allenamenti sul remoergometro ed un ben maggior numero di km di quelli fatti in mare. Abbiamo vinto l'ennesimo San Pietro, fatto un gran secondo posto ai provinciali e sfiorato un podio alla finale degli italiani di gozzo.
Ma abbiamo anche subito un'eliminazione in batteria, rovesciato un gozzo col mare in tempesta rischiando veramente grosso ed imballato la barca a dei regionali in cui avremmo dovuto giocarcela alla pari con quelli che poi alla fine avrebbero fatto argento agli italiani.
Ma quello che veramente resta è quel sorriso amaro, di chi è compiaciuto per come abbiamo lottato e amaro per quanto poco, poco, pochissimo non abbiamo coronato non il nostro obiettivo, ma il risultato alla nostra portata tecnica e fisiologica. Il senso di appartenenza nei confronti di una società che ha ampliato il cognome della famiglia, ma sempre famiglia rimane. Il senso di amicizia che va oltre all'uscire alla sera o prendersi un aperitivo, ma quello che costruisci giorno dopo giorno con sudore, tanto, fatica, molta, e il tuo tempo libero, tutto.

Restano le lacrime del più giovane di noi, che rimane col groppo in gola dopo aver virato delle boe meglio di quanto farebbe uno skipper professionista.
Resta l'amarezza di chi il ritmo ad ogni gara il ritmo lo devo dare come un metronomo, e che con la sua esperienza sapeva che saremmo arrivati a giocarcelo quel podio che sognavamo.
Resta la soddisfazione per quanto fatto da chi in questi 11 mesi e mezzo forse più di tutti noi quattro si è davvero messo sotto con più costanza ed intensità, anche perchè se non te le gira uno con due braccia così le boe non vai da nessuna parte.
Resta un mix di sensazioni strane a quello tecnicamente più infido e che soffre ogni gara come un esame all'università, ma che quando è il momento di spingere, su una barca o su una ventola, non si tira mai indietro, e che dopo questa felicità e questa "scoppola" (qualcuno vorrà leggerci invece "scapola" :-D) forse è pronto a rimettersi in gioco di nuovo alzando l'asticella.

Restano infine gli insegnamenti di uno che si è messo in gioco mettendoci la faccia, quando avrebbe potuto starsene tranquillamente a casa e scrivere libri su come si vincono più di due decine di titoli italiani in 30 anni di carriera. E invece ti corre dietro con una bicicletta vestito da Vuelta Spagnola per farti tenere alto quel cazzo di finale, che quando vogliamo la barca sembra un missile e bastonarti ogni 20 minuti quando vai di merda perchè non ci metti la testa... E dirti a fine allenamento, quando stiamo per rientrare nel hangar esausti dai chilometri fatti, che "facciamo un altro pezzo", perchè è proprio ora, quando sei arrivato al limite che costruisci quello che ti fa passare da normale ad atleta.
Adesso forse è arrivato il momento di passare dal essere atleti ad essere campioni. Lasciare o raddoppiare. Spero per ognuno di noi.

 

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